9 muse dove l’ormai non esiste

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E’ già passata qualche settimana dalla 2° edizione del 9 muse, ma se faccio uscire il post oggi c’è un motivo: voglio pubblicarlo nella giornata contro la violenza sulle donne, perché l’evento era sì tutto femminile, ma è stato uno spaccato della nostra società, tra storie, a volte diventate favole, altre che stanno sbattendo le ali per farcela.
Il 10 novembre, sul palco del teatro Manzoni di Milano o nella sua platea, ho visto quasi mille donne (comprese le addette ai lavori che si sono smazzate il motore invisibile dell’evento, insieme a quel gran cervello in tubino della Veronica Benini aka la Spora) che erano lì per ascoltare, per aprirsi e per condividere pezzi di vita, ma soprattutto per dire: “non siamo sole”.

“In un mondo che ci vuole piegate, non sono una campionessa nel mettere un piede davanti all’altro, ma vi dico di provarci per andare avanti e per non rimanere mai ferme”

Ho concluso più o meno così il mio intervento. Non vi ho ancora detto che una di quelle 9 muse ero io, presentata dall’illustratrice Enrica Mannari [sì, la stessa con la quale ho partorito shopper e tshirt per il mio progetto “Pepitosa in carrozza”].
Per tutto il mondo doveva essere semplicemente un evento di empowerment femminile, dove regnava la curiosità del “sì, ma quindi?”.
900 donne hanno alzato il culo dalla loro comfort zone, hanno abbandonato per un momento la loro routine e hanno deciso di dedicare tempo a se stesse ascoltando storie di altre vite, appunto di 9 muse. Dicevo che una di queste 9 donne ero io. Mi piace la parola musa per il suono che abbraccia l’ideale, ma sono stata solo Valentina anche in quell’occasione e su quel palco con il microfono in mano, ho solo confermato ciò che faccio nella vita quotidiana: raccontare un’alternativa di vita, nonostante un percorso fatto di limitazioni più o meno grandi da sopportare.
Sono fatta per parlare, per comunicare, per raccontare i casini che a parole sembrano lame e farli sbocciare come margherite.9 muse

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono salita su quel palco viola vestita di rosa e mi sono sentita quel fiore. Ho spetalato parole, mi sono nutrita del calore delle persone che sono venute ad ascoltarci. Ripeto per i distratti: un pubblico di 900 donne hanno accolto ogni mia parola come una coccola. Ho raccontato la mia vita, la mia visuale da un metro di altezza, a bordo di 4 ruote. Non ho avuto paura di raccontare le mie cicatrici come se stessi parlando delle mie migliori amiche. Un po’ lo sono sempre state nella buona e nella cattiva sorte non mi abbandonano, in quei tagli, buchi, colo l’oro per non andare in frantumi. Una nuova luce salverà tutti, salverà me dal buio di sentirmi inadatta a questo mondo.

9 muse

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Insieme alle altre 8 “colleghe” mi sono sentita a casa, tra le muse e le presenter, un grande gruppo di lavoro, di rete per trasmettere qualcosa a quel pubblico a digiuno anche di speranza.

Siamo state Diciotto donne che si sono dovute (ri)costruire nella loro vita personale e professionale anche grazie al web, ai social, soprattutto grazie a Instagram.

 

 

- Le Muse -

Ognuna di noi ha raccontato la propria storia.
Violeta Benini, l’ostetrica “divulvatrice” che con le sue mani d’oro cura il corpo delle donne e anche un po’ la mente facendoci conoscere anche gli angoli più nascosti.
Rachele Somaschini, pilota di rally, ideatrice del progetto #CorrerePerUnRespiro, per la ricerca sulla fibrosi cistica.
Eleonora Cruciani boss ovaiuta del progetto sartoriale Le Piume del Colibrì.
Ambra Garavaglia, tweet star e hostess di terra, racconta le stranezze di passeggeri che si presentano al bancone aeroportuale per il check-in.
Chiara Marcozzi pilota Alitalia che ha raccontato come un ambiente lavorativo tipicamente maschile l’ha messa a dura prova come persona, ma facendo sacrifici e rinunce anche lei ha trovato la pista giusta per decollare.
Olesea Ionita, fondatrice del brand di moda etica ed ecosostenibile Amrita Kids.
Iaia De Rose ha portato la sua ironia per sfatare il mito del tabù bella e non intelligente, parlando anche degli episodi di bullismo che ha subito da bambina.
Cristina Fogazzi, che tutti conosciamo come L’Estetista cinica che attraverso il suo racconto ha spiegato come possiamo essere il gratta e vinci di noi stesse.
Ultima musa è stata una sorpresa per tutti, intervento misterioso fino a pochi minuti prima di salire sul palco: Lilla Lipari che ha trovato la sua strada nella musica lirica, ma soprattutto l’ideatrice del motto dell’evento, “L’ormai non esiste”.

 

Mi spiace se vi aspettavate quelle convention dove si balla, si canta, si urla sempre YES e ci si abbraccia anche se ci si schifa. Lì non è accaduto niente di questa finzione. Non bisogna aver paura di chiudersi in un luogo ed imparare ad ascoltare il prossimo, non bisogna aver paura di mescolare un po’ l’online con l’offline, non bisogna aver paura di condividere, di parlare, di abbracciare per includere e non per escludere. Questo è quello che ha fatto la Spora, portando in un sabato milanese, un po’ di ore di nuovo ossigeno nel mondo della comunicazione.
Le 9 muse torneranno con un nuovo palcoscenico da riempire a giugno 2019.

Stay strana, stay figa.
[Veronica Benini]

9 muse

 

 

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