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Gioielli che raccontano la tua storia

Gioielli che raccontano la tua storia

Negli ultimi anni, personalizzare o meglio customizzare, i propri accessori è diventato un trend molto diffuso. Borse, charms ma anche abiti, tshirt e costumi. Tra i gioielli, ci sono i braccialetti personalizzati.

I gioielli, si sa, sono una grande passione e completano o valorizzano un outfit. Sono un regalo perfetto per un compleanno e diverse occasioni: un compleanno, una laurea, un anniversario o un semplice pensiero per se stessi. Oltre a scegliere lo stile, il materiale ed i colori, si possono incidere lettere o simboli, permettendo di rendere davvero unico il monile scelto. Charms, placchette o lineari bangles, resi personalissimi.

E poi c’è la classica incisione sul retro, un evergreen apprezzatissima. Nuovi e antichi mezzi per aumentare il valore affettivo di un oggetto già prezioso. I gioielli sono infatti dei compagni di vita, si tramandano nel tempo e diventano ricordi tangibili e ricchi di significato.

Dal tradizionale oro giallo all’oro rosa, ma anche l’acciaio e l’argento. Tanti materiali diversi adatti a tutti i gusti e a tutti gli stili. Classici o contemporanei, estrosi o senza tempo.

Ci sono braccialetti personalizzabili che offrono la possibilità di aggiungere un nuovo elemento con estrema facilità. Un tocco rock, romantico o chic per un gioiello in continua evoluzione e più cool che mai.

Pepitosa in carrozza scalda i motori

Pepitosa in carrozza scalda i motori

Potrei annunciare l’amore della vita, un matrimonio, la nascita di qualcuno, invece non annuncio, ma vi racconto un nuovo progetto, felice, come se fosse l’unione di quanto scritto sopra.

Oggi nasce Pepitosa in Carrozza, un’idea, una voglia, un bisogno inventato qualche mese fa mentre cercavo di cambiare vestito alla parola autonomia. Il progetto è nato da solo, in testa, nel cuore e nella pancia, era complicato, ma bello come il sole, come una mamma potrebbe raccontare del proprio figlio. Eppure non ce la faccio a tenere tutto per me, mi piace condividere, collaborare, scontrarmi con i muri come fossero di gomma. Ecco che, piano piano, da quest’idea è nato un team bellissimo di donne pronte a fare rete, ad ascoltarmi e condividere un sogno: ormai sono nate le “pepitose”, senza le quali non sarei qui a raccontarvi tutto col sorriso.

Pepitosa in carrozza è un progetto di accessibilità che mira a realizzare guide turistiche per portatori d’handicap. Una guida realizzata in 1° persona attraverso la realizzazione della figura professionale del travel agent diversamente abile, viaggiando e raggiungendo in 1° persona i luoghi protagonisti con la propria macchina.

Inizia oggi il crowdfunding per raggiungere questo obiettivo, 70 mila € da raccogliere in 40 giorni tramite la piattaforma Eppela: www.eppela.com/pepitosaincarrozza per mettere le ruote al mondo di Pepitosa.

pepitosa in carrozza

Una guida turistica step by step che racconta e mappa il territorio e l’offerta culturale nazionale e non, vissuta da un’altezza diversa: ad un metro da terra, seduta in carrozzina. Viaggiare, visitare, conoscere luoghi con un occhio attento alle reali necessità di chi si muove in carrozzina, raggiungendo fisicamente i luoghi, raccontando al pubblico in modo diverso: non solo lo storytelling di una località dopo averla visitata, ma il racconto live online per stimolare il pubblico connesso ad interagire e sviluppare nuovi collegamenti e promozioni. Sull’auto saliranno a bordo e percorreranno km insieme a me, persone e personaggi che racconteranno una nuova accessibilità, non solo di tipo turistico, ma anche mentale e sociale.

L’auto diventa  una vera e propria postazione e cabina di regia 2.0: all’esterno accoglierà messaggi promozionali tramite l’affissione di adesivi di partner di viaggio e, all’interno, sarà dotata di tecnologia per permettere la condivisione in tempo reale del racconto, immagini o stimoli/suggerimenti attraverso i canali social.

Questo progetto stimolerà, al tempo stesso, i luoghi turistici a sviluppare accessibilità per tutti.

Un racconto online, ma anche offline, quello della decantazione post-viaggio, il momento in cui il materiale raccolto assumerà le sembianze editoriali di una guida turistica scaricabile direttamente questo blog.

Per la prima volta verrà realizzato un intero progetto di autonomia al singolare, fattibile anche senza un accompagnatore: la vera novità per il mondo della disabilità, che declina un portatore d’handicap sempre al plurale.

Il progetto può essere diviso in 3 momenti fondamentali per tagliare il traguardo, accendere i motori e sgommare su e giù per la penisola:

1) il conseguimento della patente di guida B speciale;

2) l’acquisto dell’autovettura allestita per renderla accessibile alla guida stando seduta in carrozzina, permettendo così la salita e la discesa totalmente in autonomia;

3) programmazione e realizzazione di 4 viaggi nel 2019 per creare le prime guide turistiche, scaricabili poi online sul sito www.pepitosablog.com

A 35 anni suonati, alle favole ci credo ancora, mentre mi spuntano i primi capelli bianchi che cerco di coprire in ogni modo, tentando così di rimanere bambina. E la mia fiaba preferita è sempre stata Peter Pan, che sapeva come essere sempre felice, talmente tanto da riuscire a volare.
Anche per me è arrivato il tempo di volare e i motori si stanno scaldando, ma per partire c’è bisogno della spinta di tutti voi. Vi prometto un viaggio meglio del tour dell’Isola che non c’è. Peter Pan rimarrà solo una bella favola, mentre Pepitosa in carrozza, sono certa, diverrà realtà. Finalmente potrò dire: “ti passo a prendere io!”

pepitosa in carrozza

pepitosa in carrozza

 

pepitosa in carrozza

Weekend all’Elba scoprendo Porto Azzurro

Weekend all’Elba scoprendo Porto Azzurro

L’Isola d’Elba è una delle isole italiane che preferisco ed è stata la meta delle mie vacanze per molti anni. Questa volta sono arrivata sull’isola per conoscerla in modo differente, in 72 ore, insieme ad altri instagramers, fotografi e blogger abbiamo cercato di scoprire e raccontarvi una zona in particolare: Porto Azzurro.

Porto Azzurro da scoprire

Mi piace viaggiare per raccontare ciò che vedo dalla mia visuale da seduta. Ecco perché ho deciso di tornare all’Elba e concentrarmi su un luogo in particolare: Porto Azzurro. Come una guida turistica accessibile cercherò di raccontarvi questo luogo sia come emozioni, sia come notizie importanti per chi si trova in carrozzina e vorrà venirci come turista.

Partendo da Mantova in auto, si raggiunge Piombino in circa 3 ore. All’Isola d’Elba si arriva solo con la tratta del traghetto, che parte da Piombino e arriva a Porto Ferrario. E’ la tratta che ho scelto, ma ci sono vari porti di destinazione. Questa volta, per arrivare sull’isola, ho utilizzato il traghetto della BluNavy, perché hanno un’assistenza per diversamente abili molto efficiente e con le loro navi si può arrivare sul ponte superiore esterno senza barriere architettoniche (sono presenti montascale e pedane per superare gradini per arrivare all’esterno).

Sbarcata a Porto Ferraio, con la mia auto ho raggiunto Porto Azzurro in 20 minuti, uno dei comuni più famosi dell’isola, famoso anche per avere il carcere a picco sul mare. Porto Azzurro è un piccolo borgo marinaro, un labirinto di stradine che partendo dal mare racchiudono locali e artigiani caratteristici.
Nel viaggio non ero sola, abbiamo creato un gruppo di “social persone” che potessero trasmettere il luogo in diverse sfumature: dai video, al drone, ai blog, fino ad Instagram. Tre giorni pieni di condivisione, spunti e visuali da portare con se anche dopo la fine del viaggio. Il videomaker Simone Armanni, le blogger Alissa Casagrande, Ilaria Vangi, Giada Sanchini e gli instagramer Francesco Rosati, Massimiliano Macii, Santo Diano, Alessandro Biti e Carlotta Muti hanno reso Porto Azzurro una bellissima favola che in pochi conoscono.

Ho partecipato al “Rallye Elba”, la prova elbana del Campionato Italiano Rally 2018, quarta delle otto prove stagionali della massima serie nazionale di corse su strada, ho visitato la cittadella del carcere di Porto Azzurro e sono uscita in barca con il diving center Stefano Sub [ve ne parlerò meglio in un prossimo post dedicato] per cogliere gli aspetti dell’Isola d’Elba.

Porto Azzurro, per chi è in carrozzina, è un paese abbastanza accessibile dal punto di vista della pavimentazione urbana con il rifacimento della piazza lungomare ricoperta in granito dell’Elba sempre soleggiata e bellissime panchine rifinite con pensiline cariche di piante rampicanti per trovare un po’ d’ombra. Per raggiungere alcune “zone alte” del paese sono presenti delle vie in pendenza, non facili da superare in autonomia, ma avevo portato con me il Triride sono riuscita a non rinunciare a niente. Ogni giorno abbiamo pranzato e cenato nei locali caratteristici del paese, perché anche questo vuol dire conoscere davvero un luogo, anche attraverso i suoi sapori e qui il pesce in ogni condimento regna sovrano.
Isola d'Elba

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Porto Azzurro mi è piaciuta?

Non puoi non amare Porto Azzurro, con il mare e i paesaggi caratteristici, questa meta è perfetta, anche per famiglie con bambini. La località è adatta anche per una vacanza veloce o duratura con diversi accessi alle spiagge, anche fattibili per le carrozzine, pur non avendo passerelle. Ho parlato di barriere architettoniche per vivere Porto Azzurro e devo dire che, in complesso, la situazione è gestibile, l’unico problema rimangono i locali commerciali: pochi sono accessibili per accedervi o servizi igienici adeguati, c’è ancora tanto da fare. L’isola è meta turistica, questo implica l’arrivo di turisti di ogni provenienza e tipologia, credo che una maggiore attenzione ai bisogni potrebbe essere un valore aggiunto per quest’isola.

Isola d'Elba

 

Particolari di Porto Azzurro

Nel weekend elbano non mi sono persa solo tra viuzze, mare e sole, ma sono entrata in carcere. Non proprio nel senso letterale, ma siamo saliti fino al forte e siamo entrati tra le mura perimetrali della prigione, nella cittadella carceraria. Nonostante il luogo “poco free” e carico di significato, la vista da lassù merita.
Isola d'Elba

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Isola d'Elba

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Isola d'Elba

Il mio sex toys è meglio di uno scettro lunare

Il mio sex toys è meglio di uno scettro lunare

A casa Tomirotti è arrivato un vibratore e il pacco non l’ho aperto io.
Sembra l’introduzione di una crisi famigliare protagonista di qualche fatto di cronaca. Sbagliato! è solo quanto successo a casa mia: ho ancora una famiglia e una casa dove dormire. Il pacco l’ha aperto mia madre e dopo essersi interrogata sull’oggetto, averlo acceso e aver intuito che quella vibrazione male non poteva fare, l’ha appoggiato sulle spalle e ha capito di star meglio.

Una madre con un vibratore in mano è una scena che tutti i figli meriterebbero di vedere almeno una volta nella vita. Poi, vabbè quando ha capito che il fattore vibrante era indicato soprattutto per zone più intime, l’ha mollato passandomi il testimone, anzi lo scettro lunare.
In casa ottimizziamo i tempi di comunicazione senza perderci in troppi giri di parole e dopo avermi chiesto il perché dell’arrivo di questo sex toys, ho deciso che forse c’era bisogno di scriverne per sfatare alcune leggende che legano il mondo del sesso a quello della disabilità.

Ho adottato un sex toys in famiglia

Non mi vergogno a parlarne, a farci ironia, ad usarlo come spada laser o come scettro di Sailor Moon, ma in verità non mi crea problemi nemmeno ad utilizzarlo. Chi usa un sex toys, spesso, è considerata o un’insoddisfatta o una grandissima esperta di sesso, senza mai prendere in considerazione l’alternativa più plausibile: una persona sceglie di acquistare, regalare, utilizzare un sex toys per dare/ricevere piacere in modo diverso, anche solo per curiosità o per gioco.

Il sesso è un argomento fondamentale nella nostra cultura, da trattare e da fare, ma a nessuno piace parlare di sesso, a maggior ragione nel mondo della disabilità dove regna sovrano il tabù di non esercitare tale disciplina [sola o accompagnata] e quando qualcuno si permette di farlo viene considerato perverso o vive in uno stato d’imbarazzo. Spesso questo danno è causato dagli stessi soggetti disabili che tendono a reprimere, a non parlarne, a spostare il problema, confermando alla società che il “nostro popolo” è del tutto passivo o non praticante. Con questo post non cercherò di farvi cambiare idea, non ne ho bisogno, ma vi racconterò solo un’esperienza personale.

EUROPE MAGIC WAND
Ho tra le mani la “Ferrari” dei vibratori, anzi dei massaggiatori, perché per dare o ricevere piacere in una donna non necessariamente serve la penetrazione. Dalle sembianze di bacchetta magica, l’Europe Magic Wand è un vero miracolo per rilassare muscoli, contratture fino ad arrivare al clitoride [usiamole parole adatte senza troppe preoccupazioni di protocollo].

Questo massaggiatore clitorideo, a differenza di mille altri in commercio, va a corrente e questa è la caratteristica che lo rende potente, con variazione di intensità di vibrazione, puoi decidere o indirizzare il livello di orgasmo da raggiungere. E’ un vibratore da contatto, non va inserito da nessuna parte (la testa è larga 6 cm) e va valutata la velocità in base al proprio corpo per non ottenere effetto di fastidio. Ricordo, per i più bacchettoni, che l’orgasmo per molte persone è la forma più naturale, non solo di piacere, ma di rilassamento.
Di questo Magic Wand mi piace, ancora di più, chi c’è dietro la sua distribuzione italiana, Gia Balestra per Clitorissima, che più che vendere un semplice sex toys, si impegna e si occupa di sensibilizzare le donne sulla propria clitoride. E’ un’attivista vera, che attraverso incontri, aumenta la consapevolezza nelle donne su una libertà sessuale anche al singolare e senza vincoli al mondo maschile per raggiungere il piacere. Onorata di aver dato un “pezzo” di voce a questa battaglia, che spero possa essere accolta da tutti anche da chi è diversamente abile.
Questo vibratore è inodore, nessun fastidioso odore di plastica o gomma, ha un’impugnatura facile come una bacchetta magica anche per chi ha difficoltà a tenere in mano le cose. Facilmente gestibile anche se non leggerissimo, molto silenzioso anche per le più vergognose.

sex toys

sex toys

 

Misure dell’Europe Magic Wand
Lunghezza totale: 32 cm
Lunghezza della testa: 6 cm
Diametro più largo della testa: 6 cm
Si attacca alla corrente
Cavo lungo: 2,4 metri
6 intensità crescenti
Da non immergere, si può pulire con salviette apposite per disinfettare i sex toys oppure con un panno umido ma solo sulla punta della testa.
Durata massima consentita 20 minuti d’azione.

sex toys

Patch mania e mi sento come Brenda Walsh

Patch mania e mi sento come Brenda Walsh

Ogni anno in questo periodo tra primavera ed estate, la moda anni ’90 torna ad uscire dai nostri armadi. Chi non ha qualcosa da indossare che ci rende il revival della serie Beverly Hills 90210? Signori e signore, io ne ero sprovvista e quest’anno sentivo il richiamo più del solito. Mi è sempre piaciuta Brenda, acidella morettona con Dylan alla guida della Porche cabrio [chiamatela scema].

Riempire i capi con le patch è personalizzare l’abbigliamento in base all’umore.

Ho iniziato a rovistare nell’armadio, zona teenager, ho soffiato via la polvere degli anni passati, ma non ho trovato niente degno di nota. Niente T-shirt stile universitario, niente jeans con patch, niente bomber. Poi l’illuminazione sulle patch e mi sono subito sentita ad Art Attack: un paio di anni fa ho comprato un giubbino jeans ‘da battaglia’ (tradotto da pochi €) in denim blu scuro, totalmente anonimo che ormai aveva guadagnato l’angolo più disperso dell’armadio. Meritava un 2° possibilità ed era perfetto per il tema patch anni ’90. Riesumato, rinfrescato, ho iniziato a progettare un giubbino stile paninaro.

Le patch si trovano in rete senza troppi problemi, ma non volevo le solite scritte o soggetti da bambina, cercavo qualcosa che seguisse le tendenze tropical party e riprendesse anche il tema social. Le ho trovate da Marbet, tramite un rivenditore online, scegliendole a catalogo in base al mio gusto.

Attaccare le patch è semplicissimo. Basta appoggiare il giubbino su un piano, disporre le toppe termoadesive nei punti che preferiamo coprire con uno straccio in cotone e appoggiarci sopra il ferro da stiro, spingendo per  1 minuto. Non si staccheranno più. Sono riuscita a farlo da sola, senza scottarmi, senza attaccarmele in fronte. Fenicotteri, tucani, ciliegie, banane, like, api e coccinelle ora sono incollate sul mio giubbino che ha cambiato look, diventando di ispirazione boho (quanto fa figo scriverlo?). Oltre alle patch, ho attaccato delle catene di strass Swarovski che utilizzavo quando creavo gli orecchini PEPITOSA e pezzi di passamaneria a pon pon rossa.

patch

 

patchpatch

Quando mi metto a creare poi mi faccio prendere la mano e non smetto più: il povero giubbino non ha più polsi, bottoni e collo. Ok essere come Brenda, ma non rinuncio al tocco “rock”.
Cosa ve ne pare? se vuoi farlo anche tu, puoi scegliere le patch qui.

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Bergamo, visitare la città in carrozzina

Bergamo, visitare la città in carrozzina

Bergamo è un gioco di altezze tra salite e discese per scoprire una bomboniera di arte, storia e panorami. C’è da sudare, da giocare tra acceleratore e freni che funzionano, ma missione compiuta: anche Bergamo è stata vista.

Vi racconto le 12 ore che ho passato a Bergamo, prima di partire per Lisbona.

Ho sempre vissuto Bergamo come un trampolino di lancio tra l’aeroporto di Orio al Serio e la meta delle mie vacanze, ma questa volta avendo qualche ora a disposizione ho voluto fermarmi in città per raccontarla attraverso i miei occhi, vivendola in carrozzina, munita di Triride. Visitare la città senza il triride, ma spingendosi o facendosi spingere è una situazione complicata per le pendenze che si estendono su tratti molto lunghi e su terreni fatti di ciottoli o sassi e non mi sento di consigliarlo se non siete ben allenati.

Bergamo è divisa tra città alta e bassa, la distinzione è data dalla posizione. Bergamo alta è la zona che ho visitato, mentre nella parte bassa ho solo dormito al B&B Bergamo in una stanza accessibile.
Grazie alla collaborazione con Visit Bergamo e alla guida Nicola Eynard ho visitato tutti i siti accessibili della città. Per raggiungere Bergamo alta abbiamo utilizzato il bus salendo poco distante dall’hotel e scendendo alla fermata vicino alla funicolare. Sono sempre stata curiosa di visitare Bergamo per poter provare l’ebrezza di salire a bordo della funicolare, il mezzo di trasporto storico e panoramico che collega la zona bassa al borgo alto. La funicolare esiste dal 1887, è una vettura rossa molto caratteristica, come un tram che sale in obliquo lungo la pendenza per arrivare in quota alta. Già questo tragitto ti fa ammirare tutta la città. Con la carrozzina salire sulla funicolare è abbastanza agevole: sono previste pedane elevatrici per portare la carrozzina a quota dell’entrata del vagone, che non ha dislivelli d’accesso. Ho provato sia quella che collega città bassa a città alta e quella da città alta fino a San Vigilio.

Bergamo in carrozzina

 

Bergamo è cinta da mura medievali, le Mura venete, che dal 2017 sono state proclamate Patrimonio Unesco dell’umanità. Bergamo alta non è pianeggiante, tranne il centro storico di Piazza Vecchia e la Piazza del Duomo che rappresenta il salotto dove turisti e cittadini bergamaschi, dove si mescolano tra bar storici e il fulcro storico artistico cittadino.
La prima sorpresa è stata la visita alla Torre Civica, chiamata da tutti Campanone, dove salendo al punto panoramico si può ammirare Bergamo a 360°. La torre è completamente accessibile e la terrazza è raggiungibile grazie ad un ascensore di vetro interno, che si può prendere entrando a fianco del negozio di souvenir.

Bergamo in carrozzina

Bergamo in carrozzina
Bergamo in carrozzina

La particolarità di Piazza Vecchia e Piazza del Duomo è la divisione storica tra la parte amministrativa da quella religiosa della città. Varcando il portico del palazzo comunale si entra nella zona religiosa dove a sinistra si trova il Duomo mentre proprio davanti allo scorcio la Basilica di S. Maria Maggiore e a destra il Battistero. Ho visitato la Basilica entrando dall’entrata accessibile che si trova sul fianco sinistro. L’interno è imponente, niente che si colleghi alla facciata. Ha un tiburio ottagonale e pianta a croce greca arricchita, l’interno è imponente e ricco di particolari: dagli arazzi ai muri, al Confessionale dei Fantoni che da solo vale l’intera visita alla Basilica, fino ad arrivare ad un particolare che non avevo mai visto prima. Raggiunto il coro ligneo all’interno dell’abside centrale, ci sono una serie di tarsie di immagini simboliche, ovvero “picture a claro et obscuro” il cui significato enigmatico fosse conforme alle storie bibliche, vengono scoperchiate per il pubblico la domenica durante la funzione religiosa. Sull’iconostasi si possono ammirare le quattro tarsie più grandi, coperte dalle proprie “imprese” simboliche: da sinistra a destra Sommersione di Faraone, Arca di Noè, Giuditta, Davide e Golia. Protette simbolicamente dai rispettivi coperti geroglifici o ad “impresa”, si posso considerare una summa di tutti i temi e di tutte le allusioni sviluppati nelle “invenzioni” e nei pannelli simbolici collocati sul perimetro interno del Coro intarsiato di S. Maria Maggiore, che funge da sacro recinto posto a protezione del Sancta Sanctorum.

Ho deciso di vivermi Bergamo a piedi all’aria aperta per battezzare la nostra nuova amicizia, ho consumato quasi tutta la batteria del mio Triride, ma ho cercato di non perdermi nessun particolare, lasciandomi la voglia di ritornarci per entrare nei Palazzi e conoscerla dall’interno.

Bergamo in carrozzinaBergamo in carrozzina

 

Consigli:
1) più manutenzione per le pedane elevatrici di accesso alle funicolari con personale qualificato;
2) mappatura dei locali commerciali accessibili: in città alta pochissimi sono accessibili a chi è in carrozzina;
3) creare una sezione sul sito dell’ente del turismo utile a capire i luoghi accessibili o le barriere architettoniche presenti.

 

 

 

Non sono la ragazza figa dei video indie

Non sono la ragazza figa dei video indie

Sono entrata anche io nel tunnel delle musica indie e chiedo perdono.

Da un po’ di tempo ascolto musica indie e il mio Spotify ormai grida “pietà”. Che genere è la musica indie? è quella che sta dando nuova linfa al panorama musicale italiano, suonando testi coraggiosi, veri e abbastanza innovativi rispetto al pop che le radio hanno sempre amato vomitarci in cuffia. I gruppi indie sono nati indipendenti, ora che sta diventando molto di moda, credo che la parte commerciale arriverà a rivendicare qualche diritto e rovinerà tutta la freschezza e fioriranno artisti che appassiranno in un giro di DO.musica indie

No, la musica indie non è quella dei “fattoni”, dei centri sociali, non è musica solo di sinistra, è musica e testi che raccontano uno spaccato di vita e anche i video musicali incanalano il pubblico verso questo messaggio: niente di ricercato, tutto molto basico, dalla location alla scelta dei protagonisti. Idem per la figa indie, una ragazza non adolescente, che ha passato l’età dei brufoli, ma non dell’apparecchio ai denti, veste con vestitini a fiorellini o colori pastello tendenti all’autunno, ha la riga sul mezzo ma non si piastra, si trucca con l’eye-liner e non esagera mai con il rossetto, tranne quando per fare la figa ci passa su la mano e se lo stende come fosse crema idratante. La figa indie ha la felpa e gira con lo zaino come il canguro col marsupio e ha la fascia sulle orecchie, anche a luglio. Sarà per selezionare le cazzate del mondo.musica indie
Ecco, io non sono nulla di tutto questo e della musica indie, più che il contorno, assimilo le parole. Però devo ammettere che una cosa è accaduta: ho iniziato a vestirmi con la camicia aperta di dubbia fantasie con sotto maglietta o canotta, quindi sono una figa indie di livello XS tendente al passaggio di livello in poco tempo.
Ho iniziato venerdì il percorso di next level. Al Link di Bologna al concerto di Cosmo. Data sold out del tour Cosmotronic, ho battezzato il momento live di questa passione. La location è fuori Bologna, il mood è molto da rave elettronico, l’aroma nell’aria è davvero vegetariano, in un attimo torno a 10 anni fa quando i live erano all’ordine del giorno di ogni weekend.
Sono seduta in carrozzina e vado ai concerti. Sono in carrozzina e ai live mi butto nella mischia e ballo. Sì sì ballo, sudo, mi diverto quasi più di quelli che pensano di farcela, comprese le fighe indie. Non ho paura della folla e sto bene solo quando i bassi delle casse prendono a schiaffi i battiti del mio cuore e risuonano nello stomaco. musica indie
Ai concerti indie, i disabili non stanno in gabbia, in disparte a non vedere niente, si muovono e ritmano in mezzo a gli altri. La musica indie include, l’equazione non fa una piega. Sabato sono stata battezzata da Cosmo, alias Marco Jacopo Bianchi, è un ragazzo di Ivrea della mia età che non fa musica indie. E allora fin qui ho scritto sotto effetto di qualche sostanza? No, lui fa musica clubbing, vabbè che ci creda un po’ troppo iniziando a rinnegare un filone piuttosto che un altro è un altro discorso che non affronterò qui oggi, lasciamogli mettere l’etichetta che vuole e preoccupiamoci di ascoltarlo con le orecchie chiudendo gli occhi. Per me sono stati 90 minuti di musica al punto giusto, suonata da uno che sa subire le influenze musicali extra Italia e sa tradurle anche per chi, come me, ha questa passione da poco tempo.

Se non guarisco dalla mania indie, che indie non è, il 13 aprile vi porto con me al concerto degli Zen Circus, all’Estragon di Bologna.

See you later.

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Non ti amo più, ti lascio, ti… Vendo!

Non ti amo più, ti lascio, ti… Vendo!

Tra una settimana è San Valentino e io mi sento pronta ad affrontare l’invasione degli innamorati narcisisti come se mi fossi cibata di peperonata da un mese. 

San Valentino, più che un coma diabetico di cuori e un’overdose di glucidi scritti in bella calligrafia, rimane prima di tutto, il mio onomastico, la prova della mia santità in questo mondo terreno popolato da casi umani in pantaloni skinny. In un’altra vita devo essere stata una calamita, in questa, ho aggiunto l’accento finale alla stessa parola e mi è rimasta l’attrazione sotto pelle per gli uomini “vuoti a rendere”, un po’ come le bottiglie di vetro, che ti popolano casa e non sai più come smaltire per non averle tra i piedi.

Non so se mi si stanno scaricando le pile della fiducia, ma costruire un rapporto con un’altra persona è a tutti gli effetti un lavoro con la stessa dose di gastrite e colite a tempo indeterminato, mentre l’amore rimane sempre a contratto a chiamata, senza nemmeno essere iscritto ai sindacati.

“Non sei tu, sono io”, è la fine più gettonata del film delle storie d’amore che tramontano sul viale del “sarai mia per sempre”. A 35 anni vorrei aver imparato ad incassare, a non far passare il nemico della disperazione, quello che ti fa le coccole al respiro, che diventa sempre più corto mentre t’interroghi su quale motivo, questa volta, ti abbia fatto fare nuovamente la fine di Bridget Jones, senza alcool e sigarette, catapultata in una relazione clandestina con la cioccolata extrafondente che corre la maratona per conquistare il cuscinetto adiposo migliore per dormirti sul culo.

Eppure, quando ti lasci, c’è un’altra strada da prendere, quella della luce in fondo al tunnel: liberati di ogni cosa che ti porta il ricordo di lui. Se i sentimenti e i suoi ricordi non puoi smacchiarli per un po’, c’è una cosa che ti rimane da fare per tornare a respirare. Allenati davanti allo specchio e ripeti dopo di me: “Non ti amo più, ti lascio, ti… Vendo!”

Non è questione di essere stronzi, è ritrovare il proprio spazio, spolverarci la vita di oggetti che occupano posto che non meritano più o che forse non hanno mai meritato.

Mentre ci facciamo compagnia mangiando cioccolatini, iniziamo a mettere da parte i reperti archeologici che meritano di partire senza biglietto di ritorno: vendiamo i regali dei nostri ex. Senza remore, fiere di quel cinismo che ci farà passare indenne anche il peggiore dei San Valentino siamo tutte dentro al 37% degli italiani che venderebbero i regali del proprio Ex, lo dimostra il sondaggio di eBay realizzato via Ipsos, e che la fascia 18-24 è notevolmente interessata alla vendita. Pc alla mano e vendiamo tutto su Ebay, con tariffe di inserzione gratis grazie alla campagna #ExinVendita che vuole provocare il più grande trasloco sentimentale della storia.

A casa mia, l’altare dell’amore è il comodino: tra portafoto, bracciali e candele che grazie ad Ebay, su quel ripiano sono rimasti solo i segni, con un colpo di spugna domani non si vedranno più. Come lui.

Siate stronze per il mondo, siate corrette per voi stesse, cosa venderete del vostro ex? Purtroppo vendere, lui per Ebay, è ancora complicato.

san valentino

Sogno “il momento valigia” a tempo indeterminato

Sogno “il momento valigia” a tempo indeterminato

Sogno “il momento valigia” a tempo indeterminato.

Finisce l’anno tra poche ore e la mia voglia di essere altrove non si placa, anzi, si trasforma in una reale necessità di sopravvivenza. Manca un perché definito, eppure potrei stilare una lista della spesa per sfamare le solitudini di un reggimento.

“Cos’hai imparato dal 2017?”
“A sputare invece che mandar giù”

Il 2017 è stato un anno in cui ho cercato di mettere in pratica proprio questo, fallendo miseramente a volte piegandomi quando avrei dovuto rimanere dritta e fiera, e festeggiando la liberazione di portare un peso in meno altre volte, quando il livello di sopportazione nei confronti del genere umano tracimava come un fiume in piena.
Ho imparato a chiedere aiuto e l’ho fatto chiedendo permesso, ma il risultato è stato controverso: da chi mi aspettavo mani aperte, ho trovato pugni chiusi, mentre da chi fingeva di guardare sempre altrove, ho avuto occhi che mi hanno accolta. Così scrivi, depenni, cancelli e riscrivi sperando di trovare la giusta dimensione per riuscire a respirare senza l’affanno di chi ti sta incollato al culo, non per annusare il tuo profumo, ma per raccogliere le tue briciole o scaldarsi della tua luce che tanto fatichi a tenere accesa. E ti viene un’unica voglia, quella di inchiodare e iniziare a ridere aspettando il botto per poter esclamare: “Adesso saremo inseparabili faccia da trota”.
Le delusioni che hanno il volto delle persone che stimi sono come i tatuaggi dei bambini: continuano a sbiadire, ma appiccicano sempre come appena messi. Ho parlato con gente ‘arrivata’ e ho capito che non è mai partita, che ha raggiunto qualcosa agli occhi degli altri, ma è rimasta indietro tradendo i propri.
Ho fatto domande e sono ancora in attesa di risposte, le ho fatte anche a me stessa e non sono tardate ad arrivare. Quest’anno ho capito che le cose vanno vissute invece che spiegate, che i sentimenti sono la vergogna di chi non si ferma a provarli. Alcuni si affezionano alle persone per comodità, perché arredano la loro vita, perché è facile riempire la vita con presenze da collezionare.
La vita è uno shaker di pancia/mente/cuore da cuocere con sane regole. Chiudo la valigia per questo 2017, gonfio di esperienze e tesori da custodire. Mi preparo a riempirne una nuova con data 2018. Sarà grande e rosa, con tante tasche per infilarci non i propositi, ma i sogni che merito di realizzare.

Siateci per gli altri, per chi merita e per chi non merita, siateci per voi stessi e godetevi il panorama conquistato. Io sarò lì sotto, con le mani rosse, per gli applausi che meriterete.

momento valigia

 

Natale a casa Tomirotti è meglio di Dickens

Natale a casa Tomirotti è meglio di Dickens

Ho attivato il conto alla rovescia per il Natale mentre ero in spiaggia a Lampedusa.Natale

L’atmosfera del Natale, ogni anno, mi colpisce sempre prima, un po’ come l’influenza, ma questa scalda il cuore. Quest’anno indossavo ancora costume e infradito e c’era la stessa temperatura che serve al tacchino per cuocersi in forno eppure avevo voglia di palline e lucine per decorare qualunque cosa.

NataleE ora che mancano solo tre giorni a Natale, è come se la gente avesse sniffato glitter e sbatte contro i regali come falene nelle sere d’estate attratti dalla luce, mentre io per dimostrare che il Natale, alla fine, è solo un punto rosso sul calendario, ho messo a tutto volume Despacito. Mi sentiranno pure in Lapponia, giusto per metterli al loro posto. Il Natale è qualcosa che purtroppo passa troppo in fretta, è l’atmosfera di un attimo, il tempo di qualche abbraccio, del profumo di cannella e mandarino o di una tavola imbandita a festa. Il Natale sono io che ascolto le canzoni Disney, cantandole tutte. Com’è che funziona quando cresci? mi sa di non esserci ancora arrivata a quel capitolo.

NataleIl Natale a casa rimane sempre il momento della riflessione, sarà per i ritmi che rallentano e la routine che si spezza. In questo periodo mi sento come le mie ruote: giro, giro e solo quando mi fermo decanto le situazioni. Penso a cos’ho rispetto a quello che mi manca e posso dirvi che vince sempre la squadra ‘grassa’, eppure mi faccio mille domande. Mi fermo a guardare ciò che sto scrivendo, nero su bianco sulle pagine del mio libro, parole, parole che almeno a loro riesco a dargli movimento spazio-temporale, con la scena lì bella chiara davanti agli occhi. Cerco di imparare che vanno messe in fila, che è sempre cosa buona e giusta dargli una 2° vita perché facciano il loro dovere fino in fondo: rimanerti addosso. Eppure, a volte, mi sposto perché non accada, perché sono armi. Quando scrivo o parlo della mia vita, quando apro il sipario e mi punto addosso tutte le luci, con l’incertezza di ricevere fiori o verdura, ho l’unica convinzione di essere nel posto giusto per raccontarmi: non un nome, un cognome, un colore o una condizione, ma il mio esserci è solo la missione di far ascoltare la campana che stona per farla diventare musica da ballare col piede quando ti perdi con i pensieri, su un tema ingombrante. Mentre cerco l’olio per scivolare, forse mi serve solo un salvagente o forse ho solo dimenticato di saper nuotare anche in mare aperto. Anche grazie a voi.

Mentre cerco di arrivare pronta all’inizio dei festeggiamenti, posso solo dirvi:
“Livello di festeggiamenti?”
“nausea da pandoro”

Buone Feste gente, esageriamo pure.

Natale

Natale

 

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